Buongiorno a tutti,

saluto e ringrazio per la presenza le autorità civili, militari, religiose, le Associazioni d’arma e tutti i cittadini.

Un saluto particolare ai giovani, affinché da queste commemorazioni possano trarre esempi formativi concreti e positivi.

Ricordiamo oggi la giornata del 4 novembre 1918 che sancì la fine della prima Guerra Mondiale ma anche ricordiamo la festa delle Forze Armate, dell’unità nazionale e la celebrazione dei caduti di tutte le guerre.

Nei saluti istituzionali degli scorsi anni avevo cercato di unire il senso civico di Patria a momenti storici particolari per meglio comprendere l’impegno e lo spirito di abnegazione dei nostri soldati a difesa della Patria.

Bastano 2 numeri per capire l’orrore di quella guerra, 650.000 militari caduti, 590.000 deceduti tra i civili.

Permettetemi, oggi, un intervento volto ad onorare in modo diretto caduti e militi che con le loro storie, la loro vita in trincea e in prima linea, con la morte sempre in agguato, sono stati un baluardo contro l’invasore.

Grazie al loro valore e sacrificio ci hanno fatto dono della pace e di una Patria libera.

La loro vita, il loro impegno, ci servano per riaffermare, con più forza, l’inutilità dei conflitti e per accrescere in noi il senso di democrazia, di dialogo e di libertà.

Ricordo allora una lirica di Giuseppe Ungaretti composta a Cima 4 il 23 dicembre 1915

 

VEGLIA

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno massacrato

con la sua bocca digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita

 

Questo crudo ma illuminante testo si integra in modo diretto con il pensiero del Generale Cadorna a comando delle nostre truppe nei primi anni del conflitto, poi fortunatamente sostituito dal Generale Armando Diaz che ci portò alla vittoria del 4 novembre 1918.

Cadorna affermava: “per un attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice.

Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini”.

 

Queste frasi ci riportano il concetto che la vita non aveva alcun valore; si era carne da macello.

La storia ci consegna a memoria perenne tantissime lettere e cartoline postali che i nostri soldati spedivano a casa; uno studio statistico parla di oltre 2 milioni di corrispondenza giornaliera da e per il fronte.

Lo scrivere quasi giornaliero era diventato un momento di resistenza, di sopravvivenza e di conforto, alla ricerca di una parola di speranza.

Ne è esempio il libro su Sisto Monti Buzzetti “Scusate la calligrafia”, che è disponibile anche nella nostra Biblioteca, come altre interessanti pubblicazioni.

Il libro raccoglie 300 tra lettere e cartoline che raccontano i suoi 462 giorni di guerra, drammaticamente conclusi da una granata austriaca il 9 giugno 1917. Due giorni dopo avrebbe compiuto 21 anni.

Le sue lettere sono una testimonianza autentica della quotidianità e della violenza della grande guerra, così simile alle guerre che purtroppo ancora si combattono.

Questo testo, e le altre migliaia di pubblicazioni, raccolgono l’ardire, i timori, i pensieri, le paure, il dolore di questi uomini e portano ancora più vicino a noi il loro esempio.

Il tempo tende a sbiadire il ricordo di quegli eventi; spetta a noi, alle Istituzioni, alla scuola, a tutti i cittadini il compito di essere portavoce di quel periodo storico.

Senza questo sforzo, senza questa volontà, tutto questo passerà pian piano nell’oblio e alle generazioni future mancheranno i caposaldi e i valori di Patria, e non conosceranno da dove provengono la libertà e la democrazia che sono elementi imprescindibili del nostro vivere quotidiano, frutto del sacrificio dei nostri avi.

Riprendiamoci la storia, riaffermiamo con fermezza il concetto di unità e di Patria; anche questo sarà un modo di crescita per i nostri giovani.

 

Viva il 4 novembre!

Viva l’Italia!

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